mercoledì 11 novembre 2009

ECOLOCALIZZAZIONE: ecco come cacciano pipistrelli e odontoceti



Eccezzion fatta per alcuni cetacei e primati i mammiferi mostrano dei sensi particolarmente sviluppati che utilizzano in maniera eccellente per la comunicazione tra loro simili o per localizzare e inseguire le prede di cui devono cibarsi. Ad esempio alcuni mammiferi mostrano un olfatto particolarmente sviluppato, altri ancora come gli sciuridi hanno una straordinaria visione dei colori. I mammiferi notturni invece hanno occhi più grandi rispetto alle specie diurne. Le specie con gli occhi al lato del capo possono vedere all'indietro senza voltare il capo, i mammiferi con gli occhi rivolti in avanti, tra cui annoveriamo l'uomo, hanno una formidabile percezione della profondità. Non può mancare tra questi l'udito molto acuto nelle specie che presentano padiglioni auricolari in grado di captare innumerevoli suoni e individuarne la sorgente. Alcuni mammiferi come i pipistrelli (chirotteri insettivori), ma anche gli odontoceti (ad esempio i delfini) usano il suono riflesso sia per cacciare che per individuare gli oggetti che si trovano sul loro percorso. L'ecolocalizzazione è un vero e proprio sonar biologico che viene utilizzato da tutti quegli animali che sono soliti cacciare nell'oscurità come i pipistrelli e i cetacei che si spingono nelle profondità del mare dove la luce è davvero poca. L'ecolocalizzazione è stata studiata in modo particolare nei pipistrelli. Ebbene è stato scoperto che la laringe dei pipistreli produce uno stridio di ultrasioni con una frequenza compresa tra i 30.000 e i 140.000 Hz.